UN DIALOGO ATTRAVERSO IL TEMPO |
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Una significativa corrispondenza volumetrica: il basso cilindro che poggia sul parallelepipedo di base. Così la chiesa si propone a fronte di quella più antica e più piccola. Vittorio Gregotti così ha reinterpretato in chiave contemporanea una composizione architettonica radicata, facilmente leggibile, altamente significativa. Parlando delle chiese contemporanee, sorge sempre il problema dell'adeguatezza formale: della loro "bellezza". Perché dalla chiesa, edificio in cui l'architettura nel corso della storia ha depositato i più chiari esempi dell'umana forza creatrice, ci si aspetta sempre il massimo. Com'è noto, nel mondo contemporaneo i rivolgimenti dei percorsi artistici hanno trascinato a volte il progetto dei luoghi di culto verso gorghi e abissi: un eccessivo formalismo ha dato luogo a opere fuori misura; un mimetismo variamente inteso ha portato a realizzare chiese che difficilmente si riconoscono per tali. Forse, in questo aspro cammino che sta seguendo l'architettura contemporanea mentre ancora ricerca una capacità espressiva adeguata per inverare la chiesa dell' oggi, l'attenzione principale dovrebbe essere rivolta proprio al senso della misura. "Nell'arte, la bellezza deve essere conquistata e l'impresa si presenta sempre più difficile in un tempo in cui il penetrante rumore della dissacrazione - amplificato da Internet - affoga le voci quiete che mormorano al cuore delle cose". Così si è espresso recentemente il filosofo ed esteta Roger Scruton (convegno CEr, Dio oggi, 10-12 dicembre 2009, Roma). "Una risposta - ha continuato - è cercare la bellezza nelle sue forme altre e più quotidiane: delle strade ordinate e dei visi gioiosi, delle forme naturali e dei paesaggi cordiali." |
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Il progetto del Prof. Arch. Vittorio Gregotti per la chiesa di San Massimiliano Kolbe, della parrocchiale di Loreto in Bergamo, vincitore della seconda edizione dei Progetti Pilota della CEI, sembra corrispondere a questo orientamento. Un compito che è stato forse facilitato dalla collocazione felice (spesso le chiese finiscono nelle aree" di risulta") e dalla vicina chiesa preesistente che, divenuta insufficiente per le necessità dell' accresciuto numero di parrocchiani, resta per le celebrazioni quotidiane e come centrale presenza simbolica. |
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Il sagrato resta intercluso tra le due chiese: quella preesistente e quella nuova. Si fronteggiano i due porticati. Sulla destra di quello nuovo si nota il corpo con i locali per le opere parrocchiali. |
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Il fronte della nuova chiesa |
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La planimetria del complesso parrocchiale ‘Beata Vergine Maria di Loreto'. Accanto alla Chiesa, sul lato est, si dispongono le opere parrocchiali . |
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La sezione longitudinale (nord-sud) |
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La sezione trasversale. |
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| Il battistero, allo spigolo sinistro dell'aula, prossimo alla controfacciata: una collocazione che ricorda quella borromaica del Duomo di Milano. |
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| Vista dell'interno dall'altare che è costituito da una mensa poggiante su una serie di colonnine marmoree a base quadrata: una conformazione che richiama le disposizioni degli antichi templi Le due chiese non si fronteggiano assialmente: quella nuova è spostata lateralmente rispetto alla preesistente. Come ha detto Monsignor Giuseppe Russo, direttore del Servizio nazionale per l'Edilizia di Culto della CEI:"Il volume dell'aula emerge dall'insieme senza enfasi, lasciando alla chiesa esistente il compito dell'eloquenza alla scala urbana. La pianta della chiesa è quadrata. L'edificio è articolato dalla geometria delle figure simboliche del cerchio inscritto nel quadrato. " Tale figurazione, oltre a riprendere quella della chiesa esistente, si manifesta come una presenza forte: le masse piene dalle facciate petrose danno un deciso senso di gravitas all' edificio e questo, insieme con la carenza di aperture, suggerisce l'immagine del "tempio". Ancora, qui la caratterizzazione ecclesiastica è data dalla vicinanza con il vecchio edificio, anch'esso a pianta centrale, contraddistinto dall'alto portale ad arco definito da colonne, e dal vicino campanile. |
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Chiesa di San MassimiIiano Kolbe,
Complesso parrocchiale Beata Vergine Maria di Loreto a Bergamo
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Una semisfera sospesa nel tamburo superiore, realizzata con una struttura in legno e acciaio e con superfici in cartongesso, è attraversata da un occhio che proietta luce meridiana verso l'altare e la croce che lo affianca. Un accenno. In tale logica anche la cupola “inversa" può essere interpretata come la prospettiva inversa delle icone: richiamo al fatto che, se pure siamo abituati a guardare coi nostri occhi, sempre siamo anche oggetto di uno sguardo più benevolo dall'alto. Comunque, al di là di possibili analogie, l'accostarsi di elementi sferici e quadrati costituisce una costruzione geometrica che da sempre percorre il mondo delle costruzioni, e in particolare di quelle legate al culto. L'enorme spanciatura permette alla luce di diffondersi con pacata uniformità all'interno, dove genera una sensazione di prossimità. Le pareti in pietra, ordinate nella trama squadrata dei conci, presenta la naturale variabilità cromatica e difformità di tessitura, e i luoghi liturgjci a questa contrappongono la marmorea rifinitura di superfici lisce e splendenti cui si associano elementi aurei nei sostegni della mensa e nel tabernacolo che sta come momento germinale di uno spazio aperto:: un vuoto ne esalta l'irraggiante presenza. La corposità radicata della struttura architettonica si presta a esaltare il senso del varco: sia nelle molteplici incastonature ritmate nel tamburo, sia nelle anse che incoronano i luoghi liturgici, dove il volto templare ritrova la dimensione ecclesiale. L. Servadio |
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| Qui sopra: il tabernacolo |
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...la nicchia con la sede presidenziale e le sedute dei concelebranti. |
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| L'altare della nuova chiesa di San Massimiliano Kolbe, nel complesso parrocchiale della Beata Vergine Maria di Loreto a Bergamo, è stato realizzato dalla storica azienda REMUZZI MARMI. Un piano sostenuto da un fitto assieme di colonnine, secondo un disegno che riesce a unire il senso del radicamento e della permanenza, che è propria dell'altare, con l'idea di levità e di accoglienza, che è propria della mensa. Da materiali nobili come il marmo e la pietra, nascono facciate e monumenti, ma anche singoli elementi ricchi di preziosità, come, appunto i poli liturgici di una chiesa e singole opere d'arte. Chi ha consuetudine con i materiali e la loro lavorazione, come i Remuzzi, sa scegliere e consigliare, così che l'idea, artistica o architettonica, autenticamente si materializzi attraverso superfici di nobile poderosità, di semplice naturalità. Sono moltissime le facciate e i monumenti che in questa città recano impresso il lavoro dei Remuzzi; molte quelle che si ritrovano in giro per il mondo, da Milano a Bari, dalla Francia all'Asia. "Bergamo città di pietra - scrive Attilio Pizzigoni - lo testimoniano le sue Mura, la massiccia presenza di Santa Maria Maggiore e l'alta torre del Gambito ... una città di pietra, grigia e scura come la descriveva Gianandrea Gavazzeni ..." Il battistero del Duomo di Bergamo, tempietto marmoreo ottagonale ingentilito dal portale di stampo medievale e dalle aperture superiori schermate da colonnine, si accosta discreto alla cattedrale che, pur rimaneggiata nei secoli, reca ancora ben visibili i segni delle sue origini rinascimentali. Fu costruito a metà' 800 ma completato nelle parti marmoree a fine secolo, col suo spostamento dal cortile dei Canonici alla sede attuale, presso la piazza antistante il Duomo. Foto altare: courtesy Andrea Martiradonna |
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| Tecnologia: Micropali e consolidamento La chiesa di San Massimiliano Kolbe a Bergamo si trova nella zona occidentale della città. Il sito è posto poco a valle delle colline della città alta, già nella zona completamente e perfettamente pianeggiante. Da uno studio preliminare effettuato da SOCE. TEC, con sede a Villa d'Adda (Bergamo), che opera nel settore della geologia tecnica, l'area è costituita da terreni molto alterati di origine fluvioglaciale e alluvionale: essendo localizzata in prossimità della base della collina della città alta, i depositi di piano hanno sicuramente interferito con accumuli di origine colluviale. La successione stratigrafica locale è caratterizzata da almeno 5 m di materiali fini e finissimi (limi e argille) probabilmente in parte di riporto nei primi metri superficiali. Pur con qualche intercalazione ghiaioso-sabbiosa, sempre comunque con una significativa quota di materiali fini limosi, il terreno naturale in posto presenta granulometrie nel campo prevalente delle argille limose, argillose e con poca sabbia. Tale stratigrafia, pur con una frequente variabilità, si mantiene comunque invariata fino alla profondità di circa 30 m. Fino alla profondità di 20 m circa i terreni mostrano, dal punto di vista delle caratteristiche geotecniche, valori di NSPT di moderato addensamento, mentre oltre in profondità, pur con caratteristiche litologiche e granuometriche analoghe, si mostrano molto più addensati e compatti. La struttura della nuova chiesa prevedeva quattro grandi pilastroni con sezione a "L" impostati circa alla profondità di 5 m. Le caratteristiche geotecniche del terreno in posto a tale profondità non consentivano la realizzazione di fondazioni dirette e le dimensioni delle stesse nell'ipotesi di carichi ammissibili molto contenuti, avrebbero assunto geometrie di grande imponenza. Inoltre la successione stratigrafica ricca di terreno mediocri a granulometria fine, molto variabile e variegata, rendeva difficile qualsiasi valutazione di cedimento prevedibile. Ciascun pilastrone ha reso necessaria la realizzazione di 12 micropali con una portata di esercizio di 60 t. Foto: I lavori di cantiere di SO.GE.TEC. per la nuova chiesa di San Massimiliano Kolbe a Bergamo. |